Il giallo europeo nel mirino

n°8 Maggio-Giugno-Luglio 2007

 

>> Letture

La Sardegna “in hora Internet”

“Sepultas“ di Natalino Piras – Frilli, 2006
“Tana di Volpe” di Rina Brundu – Flaccovio, 2003

Giuseppina La Ciura

 

“Nella punta di mezzogiorno, Diego Rubens, prete” scende dal treno a Paskas e, portando una vecchia cassa sulle spalle, sale l'erta che lo condurrà alla sua parrocchia di Regina Celu, la diruta Regina del Cielo. Da mezzo secolo, da quando presbiteru1 Sonnu era partito a dorso di mulo ”in una canea di pitzinnos2 e gente grande” con l'accusa di essere divenuto un brujo (uno stregone), il paese e la chiesa non hanno un sacerdote. Nonostante ciò (o forse proprio per questo), nessuno degli abitanti di Paskas (quella di sopra, fatta di ricchi proprietari terrieri e quella di sotto, abitata da poveri pastori di pecore) accoglie il nuovo prete. Anche don Diego è un sacerdote atipico che la Chiesa di Nuoro, a corto di “lavoranti nella vigna del Signore” ha mandato in quel posto sperduto della Barbagia, luogo di streghe e di ”bagasse”3, di prepotenti e di “attizzatori di fuoco”. Corre voce infatti tra le strade deserte, dietro i vecchi usci di legno, che don Diego, dai “tratti somatici dei poeti maudit” abbia militato nel Marx River, un gruppuscolo di estrema sinistra, che non disdegni le taverne e l'alcool, che sia un “bagasseri”4. Ma don Diego è anche un uomo che vuole essere prete, servire il Dio dei poveri e degli straccioni e ha una grande Fede. All'inizio, egli è solo e vaga, a volte ubriaco, in un paese deserto. Poi, il paesaggio, la sua chiesa, il suo computer, il romanzo si animano di personaggi emblematici, che vogliono parlare con lui, ricordare, confessarsi. Il primo è il vecchio Giacobbo Mura, maestro in pensione. Egli è stato comunista, ha combattuto “guerre e battaglie perdute e perdenti” in nome di una Paskas liberata dall'influenza clericale, dalla fame atavica, dalla miseria, dall'ignoranza ma, dopo i fatti d'Ungheria, è uscito dal Partito fondato da Gramsci ed è divenuto “crejastico”5. Poi, attraverso la grata del confessionale, a don Diego appare il volto rugoso, sfatto di Ignazia Perisinni, una donna che vive in una grotta di elemosina e di fatture, ultima di una serie di streghe che hanno aiutato brussas6 ad abortire, ad uccidere bambini frutto di relazioni adulterine, di violenze, di incesti. Poi, è la volta di Spanò, vecchio asinaio, di Istefane Dorvani, di Piera Cossu. Costui, fabbro con fama di poeta, invoca l'aiuto di don Diego per sua figlia Santiaga che, da decenni, per motivi misteriosi, si è Sepultata (sepolta viva) in casa e non comunica con nessuno. Mentre il sacerdote cerca in sé, nei Testi Sacri, nelle preghiere della Tradizione e anche nel vino, la forza di affrontare il mistero della sepolta che sente terribile, irrompe, con forza demoniaca, in chiesa, sul suo video, nella sua vita l'ex campanaro banditore del luogo, il nano Averguo Cras7. Egli esige che don Rubens, prima di Santiaga, venga a visitare portando con sé i libri degli esorcismi un'altra sepultata, Marisca, che vive invisibile a tutti in un mulino abbandonato.

Poi, sul video del computer…

Con lentezza tragica di stampo jamesiano, in un linguaggio di rara potenza evocativa (un crogiuolo di italiano colto e di dialetto sardo, di più o meno dichiarati riferimenti letterari- Bernanos, Greene, Sewell…-di passi biblici e liturgici ripetuti in modo ossessivo a mo' di nenia o di litania), l'autore inserisce ogni pezzo del puzzle fino a comporre un noir alla Hammett, che è la storia terribile di faide familiari le cui radici affondano nella notte dei tempi, specchio di una società - quella sarda metafora di quella capitalistica- che anche nell'era internettiana oscilla tra l'arcaico e il moderno, l'ancestrale e il tecnologico, il demoniaco e il razionale.

A Villarosa, ai piedi del maestoso Gennargentu, non molto lontano dalla barbaricina Paskas di Natalino Piras, è ambientato Tana di Volpe, il romanzo d'esordio di Rina Brundu Eustace, una giovane scrittrice che ha tutte le doti- gusto per l'intrigo, cura del dettaglio, inventiva, sensibilità, eleganza stilistica e un pizzico di humour british - per ridare smalto ad un genere, quello del Giallo Classico che, dopo i felici Anni Trenta di Tito A. Spagnol, De Angelis e il primo Scerbanenco, è stato sopraffatto, salvo poche eccezioni (Grimaldi, Di Martino), dall'hard-boiled americaneggiante e, poi, dal Noir. Tradizione e modernità( questa è la Sardegna ideale per l'autrice che è nata in Ogliastra, ma vive e lavora a Dublino) formano un irresistibile mélange nel bizzarro e simpatico détective- amateur del romanzo,don Osvaldo da Silva Ochoa, settantenne maestro in pensione, attivo neobibliotecario del paesino, “piccolo, basso, magro”- come quasi tutti i sardi- dall'aria curata e distinta, grande appassionato di buone letture, di cruciverba e di informatica. Don Osvaldo è tanto “fanatico di Internet (predilige Dos, perchè “In a world without walls and borders, who needs Windows or Gates”?8) da aver avuto la pazienza di insegnarne i misteri alla moglie Palmira, tipica moglie tutta casa, maglia e pettegolezzi e la forza di irritare Don Flavio, l'influente parroco del luogo - che lo accusa di essere “un comunista dell'ultima ora”. Attraverso il computer egli fa conoscere il suo villaggio e comunica, tra l'altro, con l'amico maresciallo dei Carabinieri Asdrubale Vinci, il quale, avendo compreso che dietro la bonomia alla padre Brown del vecchio signore si cela un cervello dalle cellule grigie molto sviluppate, ricorre spesso al suo aiuto per le sue indagini.

E' fine Novembre, tempo di neve. Nel piccolo centro dalle case tutte uguali non si parla d'altro: sta per aprire i battenti il Tana di volpe un albergo molto elegante, di proprietà di una coppia di Milanesi. Non sono molti i clienti che hanno prenotato, ma tra di essi ci sono don Attilio Cocco, ex parroco del paese e, soprattutto, l'arrogante marchesa Prizzi Bonomi, vedova del signorotto del luogo. Una lettera anonima ha dato loro appuntamento per quel fine settimana al Tana di Volpe. Mentre incomincia a nevicare, Rosa Concas, la cuoca, viene brutalmente assassinata. Accanto al suo cadavere, un terribile messaggio di sangue. L'assassino colpirà ancora. E ancora… E, questa volta, sarà un delitto della camera chiusa ( che avrebbe destato l'invidia del Maestro, J.D.Carr)

Il maresciallo Vinci e don Osvaldo, prigionieri come in Giallo classico degli Anni Trenta in un albergo maledetto isolato dalla tempesta, in un'atmosfera di crescente suspense – l'assassino non può non essere che uno dei ospiti, tipi ambigui e dall'identità misteriosa- indagano. Proprio quando il maresciallo ,ormai sfiduciato, ha deciso di rivolgersi ai colleghi di Cagliari, il sagace vecchietto, facendo ricorso alla saggezza popolare-” prima is margianeddos e poi su margiani”9 - ed a una “dritta” via computer della moglie – troverà la soluzione del caso il cui movente ha un nome antico, che attraversa il Tempo, scritto com'è nei cromosomi del popolo sardo. Anche in “hora Internet”.

1 Presbitero
2 Bambini
3 Puttane
4 Donnaiolo
5 Hiesastico, frequentatore di chiese
6 Donne disonorate
7 Significa in dialetto “Verifico domani”
8 In un mondo senza muri né barriere chi ha bisogno di finestre e di…cancelli ?
9 “Prima i volpacchiotti e poi la volpe”


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